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venerdì 14 marzo 2008

Berlusconi ti odio!

Nel 2005 Luca D'Alessandro, capoufficio stampa di Forza Italia, mise insieme, nel libro Berlusconi ti odio, edito da Mondadori, un florilegio degli insulti ricevuti dall'allora premier, contenuti nei lanci dell'agenzia Ansa. Oggi lo Spazio azzurro del sito di Forza Italia, che raccoglie i messaggi dei simpatizzanti del partito, dedica una sezione, dal titolo Sinistra tolleranza, alle frasi di chi, non esattamente allineato sulle posizioni del Cavaliere, pensa bene di esprimere il proprio dissenso che si fa più netto e convinto in campagna elettorale...
La lettura di qualcuna di queste libere opinioni può essere molto istruttiva per farsi un'idea di quali sentimenti animano una parte dell'elettorato di sinistra.

martedì 26 febbraio 2008

Homer Simpson for president

Che i Simpson siano geniali è ormai fuori discussione. Il loro sguardo caustico, dissacrante, politicamente scorretto sul mondo ci ha disegnato impietosamente per come siamo. Il loro rapporto con il potere, qualunque forma abbia, ci ha insegnato che oltre che subirne le angherie lo si può ferocemente irridere.
Dopo 18 anni, 400 episodi, 23 Emmy, il titolo di migliore serie tv del secolo attribuito dal Time, la stella sul walk of fame di Hollywood, l'esclamazione “D'oh” di Homer entrata nell'Oxford english dictionary, un lungometraggio che ha riscosso un successo planetario, possiamo definitivamente e inappellabilmente decretare che i Simpson sono la metafora della nostra vita. Non ci meraviglierà quindi se, con queste credenziali, Homer, il capostipite della famiglia, il cittadino più famoso di Springfield, abbia lanciato la propria candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti. Lo ha fatto, come potete vedere nel video qui sotto, in una delle ultime puntate del David Letterman show mediante un elenco di punti dal titolo “Le ragioni per cui io, Homer Simpson, dovrei essere il prossimo presidente degli Stati Uniti”. E alcuni dei motivi che Homer porta a suffragio della sua candidatura sono, dal suo punto di vista, oggettivamente inattaccabili: punto 10, sono più intelligente dell'ultimo presidente, punto 8, la Fox (accusata molto spesso di aver sostenuto e fiancheggiato l'amministrazione Bush) è già dalla mia parte (in quanto i Simpson vanno in onda proprio sulla Fox), punto 7, trarrò il massimo beneficio dal cibo gratis che riceverò a causa del mio ufficio, punto 6, ho un'enorme esperienza nello scusarmi per le decisioni sbagliate, punto 5, assumerò una segretaria per le ciambelle, punto 3, il mio secondo nome non è Hussein (come per Barack Obama)...non più. Non c'è che dire, un elenco di punti che farebbe impallidire il dodecalogo di Veltroni.
Ma la sfida lanciata per la Casa bianca è solo uno degli ultimi successi messi a segno dalla famiglia creata da Matt Groening, infatti nientemeno che Jesus ha consacrato la serie. Il mensile edito dal Gruppo San Paolo (lo stesso di Famiglia Cristiana), in un articolo di Brunetto Salvarani dal titolo La saga dei Simpson e la teologia, si occupa del rapporto tra i Simpson, Dio e la religione, e del ruolo che la famiglia gioca all'interno della serie. Secondo l'autore i Simpson esprimono, con acuta ironia, una visione del cosmo e del trascendente che va al di là dei consueti luoghi comuni. A dire la verità non sembra che Salvarani conosca alla perfezione il loro universo, tuttavia gli spunti che offre sono interessanti, a partire dalla considerazione che nei Simpson il soprannaturale è pienamente inserito all'interno della quotidianità. Homer, che vuole sfuggire alla funzione domenicale cercando di insinuare nella moglie il dubbio che quello in cui in credono non sia il dio giusto, «Ma Marge, e se avessimo scelto la religione sbagliata? Ogni settimana faremmo solo diventare più furioso il vero Dio!» ; Lisa, che vedendo il fratello Bart pregare esclama, «La preghiera: l’ultimo rifugio di una canaglia!»; l'indolente e disincantato reverendo Lovejoy, che di fronte alla volontà di Marge di separarsi e a suoi dubbi che ciò sia consentito dalla Bibbia risponde, «Marge si separi, secondo quel libro tecnicamente non è consentito neanche andare in bagno!»; il “dialogo interreligioso” tra l'ebreo Krusty, il cristiano fondamentalista Ned Flanders e l'indù Apu che collaborano per ricostruire la casa dei Simpson, sono tutti esempi di come Dio, in tutte le sue accezioni, sia a pieno titolo un personaggio della serie. Inoltre secondo Salvarani a essere presa di mira non è tanto l’istituzione Chiesa, quanto i suoi rappresentanti. Inoltre, per il giornalista di Jesus, nei Simpson l’istituzione-famiglia pur sbeffeggiata di continuo, è riconosciuta come l’unico (e l’ultimo) autentico punto di riferimento in chiave sociale, e a conti fatti il più solido, con un reciproco e ben saldo attaccamento fra ogni suo membro.
Non è la prima volta che i Simpson vengono utilizzati come spunto per l'analisi della realtà e della conoscenza: ho già segnalato in passato I Simpson e la Filosofia, la raccolta di 18 saggi a cura di William Irwin, Mark T. Conard e Aeon J. Skoble edita da ISBN che offre interessanti chiavi di lettura sull'impianto filosofico della serie e dei suoi personaggi; il direttore de L'Occidentale, Giancarlo Loquenzi, in occasione dell'uscita del film de I Simpson firmò un'articolo dal titolo I Simpson al cinema: quando il cattivo è l'ambientalista, che si occupava del fondamentalismo verde presente nel film tanto quanto nelle giornate del clima tenutesi a Roma in settembre, una teoria sociologica sul decadimento dell'autorità genitoriale è stata denominata “Effetto Homer Simpson”. L'ultimo caso, in ordine di tempo, inseribile a pieno titolo in questo variegato filone è il volume, edito da Sironi, La scienza dei Simpson - Guida non autorizzata all’Universo in una ciambella, del giornalista scientifico Marco Malaspina. Partendo dal fatto che molti degli autori della serie hanno una formazione scientifica, Malaspina prende a pretesto i riferimenti presenti nella serie per avviare una riflessione sul nucleare, sull'emergenza rifiuti, sugli psicofarmaci, sugli OGM, sulle missioni spaziali fino a giungere al dibattito tra evoluzionisti e creazionisti.
Come precisa la presentazione del libro, leggere questo volume non vi servirà a migliorare le prestazioni in matematica e fisica, tuttavia, proprio come l’assunzione regolare de I Simpson avrà effetti collaterali ugualmente interessanti: terrà desta la vostra dote di scetticismo e approccio critico, per continuare a esercitare il pensiero indipendente.

lunedì 22 ottobre 2007

Torbidi e neri questi Carofiglio

E’ uscito da poco più di un mese ed è già campione di vendite, ma non chiamatelo fumetto altrimenti i fratelli Carofiglio si arrabbiano. Cacciatori nelle tenebre, edito da Rizzoli nella collana 24/7, appartiene al genere che Will Eisner definì come graphic novel, o meglio, alla letteratura disegnata come la chiamò Hugo Pratt.
Francesco e Gianrico Carofiglio hanno messo in disegni e parole una torbida storia di bambini violati i cui protagonisti sono l’ispettore Carmelo Tancredi, già noto ai lettori dei romanzi con Guido Guerrieri, i suoi poliziotti della sezione fantasma e una Bari resa come una città di confine che nasconde segreti inconfessabili.
I Carofiglio non sono nuovi alle sfide e il bello è che hanno preso anche l’abitudine di vincerle. Gianrico, il più famoso dei due, è identificato come il magistrato-scrittore, per anni è stato pubblico ministero alla Dda di Bari, oggi è consulente della Commissione parlamentare antimafia, giura di non voler abbandonare la professione “per restare con i piedi per terra”. Con Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi e Ragionevoli dubbi, tutti editi da Sellerio, riesce in un’impresa quasi titanica, ambientare dei legal thriller nel farraginoso e sgangherato sistema della giustizia italiana. Il protagonista dei tre romanzi è l’avvocato barese Guido Guerrieri, un irresistibile antieroe che cambia e si evolve nel corso delle tre storie che Carofiglio stesso definisce come un unico romanzo di formazione. Dai primi due libri è stata tratta una fiction per Canale 5 con Emilio Solfrizzi nei panni di Guerrieri, inspiegabilmente non andata ancora in onda. Da Il passato è una terra straniera (Rizzoli), storia picaresca dai toni noir, penultimo romanzo di Carofiglio, sarà tratto un film con Elio Germano, per la regia di Daniele Vicari le cui riprese sono iniziate da qualche giorno. La sceneggiatura di questo film è stato il primo banco di prova per la collaborazione dei fratelli Carofiglio. Ma non è finita, è in uscita ancora per Sellerio L’arte del dubbio, piccolo manuale sulle tecniche di interrogatorio, un racconto ispirato alla poetessa Anna Achmatova diventerà invece la prefazione al romanzo di sua madre, Enza Buono (autrice di Arielle è andata via, Schena e di Storia di Zaira, Manduria), Quella mattina a Noto, in uscita per Nottetempo, in scrittura un libro su Bari per i tipi di Laterza.
E se Gianrico colleziona un successo editoriale dopo l’altro, a detenere il primato della scrittura in casa Carofiglio è stato Francesco, infatti il suo With or Without you, BUR, è stato scritto prima di Testimone inconsapevole anche se pubblicato successivamente. Ora Francesco Carofiglio, architetto, regista e attore teatrale, illustratore e sceneggiatore, ha in uscita il suo secondo romanzo L’estate del cane nero per Marsilio.
Ma vengo a Cacciatori nelle tenebre. L’idea di un graphic novel è nata da una proposta rifiutata, quella di mettere in forma di fumetto le storie dell’avvocato Guerrieri. Gianrico Carofiglio non ha però abbandonato del tutto la possibilità di fare letteratura disegnata e, forte della sua passione per il fumetto, ha deciso di creare uno spin-off dei suoi romanzi affidando il ruolo del protagonista ad un personaggio già apparso nei legal thriller, l’ispettore Carmelo Tancredi, e i disegni alla matita di suo fratello Francesco.
Già soltanto sfogliando le tavole in bianco e nero del volume si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad uno storyboard, ogni tavola sembra una ripresa cinematografica e il tratto volutamente sporco ed imperfetto unitamente ad una prevalenza dei neri rimandano all’inquietudine della storia. In più interviste i Carofiglio dicono di aver lavorato a questo racconto come “vasi comunicanti” influenzando e completando l’uno il lavoro dell’altro.
I protagonisti di Cacciatori nelle tenebre, sulla stessa falsariga di Guerrieri, sono degli “eroi perdenti” con limiti e difetti. I tre poliziotti che fanno parte della sezione fantasma Lotàr, Iena e Nora sono soggetti rifiutati per le più varie ragioni, lo stesso Carmelo Tancredi non è solo il poliziotto impenetrabile ma è anche un uomo solo, che ama la poesia giapponese e gli origami e che è tormentato da un incubo ricorrente. La stessa missione della sezione fantasma, sezione autonoma all’interno della Squadra mobile, composta dai quattro poliziotti (difficile non pensare ai Fantastici 4), si occupa di casi che non procurano né gloria né avanzamenti di carriera, perché cerca soprattutto bambini scomparsi. E poi c’è Bari, altro personaggio essenziale di questa storia, quasi mai citata direttamente, è riconoscibile per alcuni luoghi simbolo ma poi trasfigura in un’indistinta realtà metropolitana misteriosa ed inquietante.
Cacciatori nelle tenebre è anche ricco di rimandi. Dal fumetto di Frank Miller, Will Eisner, Hugo Pratt e Marvel al cinema noir, fino a precisi film più o meno esplicitamente citati come Toro scatenato, Angel Heart, Blade Runner e Fuga da New York. E se a me ricorda molto lo scrittore Erri De Luca anche la faccia di Tancredi è mutuata dal cinema hollywoodiano, un volto a metà tra Tommy Lee Jones e Richard Dreyfuss.La sensazione che si ha alla fine del libro è che Tancredi e gli altri non abbiano esaurito affatto la loro missione, troppi legami con storie passate, troppe cose non dette, troppi misteri ancora che svelare perché la sezione fantasma non debba tornare presto a squarciare le tenebre della città.