La stampa ufficiale si è limitata a guardare al meeting come ad una colorata cornice nella quale la Brambilla non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa quando ha detto «Non siamo affatto un esercito di fantasmi come qualcuno vorrebbe far credere, siamo una grande forza, che nessuno potrà più fermare», e nella quale Berlusconi, dopo aver esortato i Circoli a dotarsi di un programma sostenuto per poter continuare ad esistere e ad essere davvero difensori della libertà, ha promesso loro quote importanti di candidature alle prossime politiche che giura imminenti e alle quali si può andare anche con la legge elettorale vigente. La Brambilla sembra essere condannata a questo tipo di trattamento: grande clamore e rilievo ma quasi mai per i contenuti strettamente politici che i Circoli della libertà hanno da offrire.
Parto da un dato, i Circoli hanno 5.000 sedi in tutto il Paese e puntano ad una strutturazione sempre più capillare sul territorio. La TV e il Giornale della libertà rappresentano un importante catalizzatore del malcontento e dei problemi dei cittadini ai quali si cerca di dare una risposta politica. Un apparato in crescita che è nato e si è sviluppato in un anno circa e con il quale la politica partitica deve inevitabilmente confrontarsi magari abbandonando la freddezza, la supponenza se non l’aperta irritazione con cui lo ha fatto quest’estate ai tempi della registrazione dal notaio del simbolo del Partito della Libertà.
Se sul piano del marketing politico i Circoli della libertà hanno il compito di attrarre l’area dell’astensionismo di centro-destra per recuperare i delusi dai partiti, questo è possibile solo se vi sono delle idee forti che portino i cittadini ad una partecipazione non mediata alla politica. E queste idee forti ci sono eccome, innanzitutto l’esaltazione della meritocrazia, l’abbattimento dei costi della politica, la lotta all’immigrazione clandestina e la questione sicurezza, le riforme istituzionali con cui realizzare una maggiore stabilità di governo, le liberalizzazioni, le politiche per la famiglia, lo snellimento della pubblica amministrazione. Si potrà obiettare, come si è fatto da più parti, che queste istanze mancano di originalità, che tutte sono da tempo nel programma del centro-destra passato e futuro. Il punto è proprio questo. I Circoli della libertà sono idealmente figli della manifestazione del 2 dicembre dell’anno scorso che mise i leader della CdL di fronte allo straordinario fenomeno di una unità della base già realizzata a fronte di un partito unitario di cui si discute con incertezza. Avendo questo imprinting, lo dico brutalmente, i Circoli sono dispensati dall’avere idee originali, le loro idee sono quelle del centro-destra, essi hanno una missione diversa: attraverso la spinta propulsiva che viene dalla base, anche dal suo malcontento, hanno il compito di dare maggiore concretezza e maggiore pragmatismo all’azione politica su due fronti: nel merito, su quello delle idee e dei programmi, metodologicamente sul fronte della costruzione del partito unitario del centro-destra per cui non basta la pure importante azione delle Fondazioni Craxi, Liberal e Farefuturo che sembra però al momento troppo verticistica e autoreferenziale. Quella parte del centro-destra che non si è ancora accorta del potenziale che i Circoli della libertà rappresentano dovrebbe porvi maggiore attenzione ed evitare di incorrere in un errore simile a quello di chi nel 1994 definì Forza Italia “Partito di plastica” convinto che sarebbe durata lo spazio di un mattino…
